Square, Jack Dorsey investe nelle criptovalute in modo open source

Jack Dorsey, CEO di Twitter, ha appena avanzato un’offerta particolarmente interessante alla community criptovalutaria, affermando che pagherà sviluppatori per lavorare a tempo pieno su Bitcoin Core e altri progetti appartenenti allo stesso ecosistema.

Ricordiamo che Bitcoin Core è un protocollo open-source, considerato che non c’è una società che finanzia lo sviluppo di Bitcoin, né un leader acclarato. Dunque, qualsiasi programmatore da tutto il mondo può contribuire a costruire la rete criptovalutaria.

A conferma di ciò, un tweet da parte di Dorsey ha confermato che la propria società che si occupa di pagamenti, Square, sta assumendo 3-4 ingegneri criptovalutari e 1 designer per lavorare a tempo pieno sui contributi open source all’ecosistema criptovalutario. Dorsey ha poi specificato che i nuovi dipendenti potranno lavorare in completa autonomia, dove vorranno, e che risponderanno direttamente al top manager. Se lo vorranno, potranno anche essere pagati in Bitcoin.

L’ispirazione di Dorsey per finanziare la crescita all’interno dell’ecosistema della moneta criptata non dovrebbe sorprendere nessuno, visto e considerato che questo manager è uno dei primi investitori nel Lightning Network di Bitcoin, una soluzione proposta al suo problema di scalabilità.

Sebbene il tweet di Dorsey chiama in causa direttamente Bitcoin Core, è bene anche accennare al fatto che Dorsey ha richiamato altri progetti di criptovalute, ma in maniera vaga.

Mining criptovalute, scoperte app che lo facevano di nascosto dagli utenti

Stando a quanto afferma un nuovo report, sarebbero almeno otto le app presenti sul Microsoft Store, utilizzate per poter minare le criptovalute in background, dopo essere state scaricate, alla totale insaputa degli utenti.

Ad affermarlo è un recente dossier di Symantec, secondo cui tale minaccia riguarderebbe diversi software scaricati da migliaia di utenti, i quali avrebbero dunque inconsapevolmente minato criptovalute attraverso i loro dispositivi. Si tratta, in particolar modo, di app che includono Fast-search Lite, Battery Optimizer, VPN Browsers +, Downloader per i video di YouTube, Clean Master +, FastTube, Findoo Browser 2019 e Findoo Mobile & Desktop Search, tutte coinvolte nel “cryptojacking” .

In altri termini, all’insaputa degli utenti che scaricavano una delle applicazioni, queste ultime utilizzavano i processori dei personal computer e degli altri dispositivi, prendendo in presto parte della potenza di calcolo per fare del mining. Secondo Symantec, queste applicazioni provengono da tre software house ora “incriminate””, come DigiDream, 1clean e Findoo, ed è probabile che siano stati sviluppati dallo stesso gruppo di programmatori, considerata l’identicità del codice malevolo che è stato riscontrato da Symantec.

Per Microsoft, una nuova grana da risolvere, considerato che non è certo la prima volta che vengono messe in dubbio le caratteristiche di sicurezza e di credibilità dei software che è possibile scaricare sullo store della società statunitense…

Cardano è la criptovaluta più aggiornata del 2018

Le criptovalute più capitalizzate al mondo, o quelle più scambiate negli exchange, sono anche quelle più tecnologicamente aggiornate?

La risposta… non è positiva. O, almeno, non lo è del tutto. Nel 2018 la criptpovaluta più attivamente sviluppata è stata Cardano (ADA), che secondo i dati di CoinCodeCap.com non è nemmeno nella lista delle prime 10 valute criptate al mondo per capitalizzazione. Di contro, Bitcoin, la criptovaluta più capitalizzata, si posiziona al 52° posto nella lista delle valute più attivamente sviluppate. Cardano è attualmente all’11° posto nella lista delle capitalizzazioni di mercato, con un valore totale di 113 milioni di dollari.

Ecco la lista delle criptovalute che, negli ultimi 12 mesi, hanno ricevuto il maggior numero di aggiornamenti:

  • Cardano (ADA)- 45.758
  • Augur (REP)- 21.644
  • 0x (ZRX)- 18.095
  • Ethereum (ETH)- 15.617
  • Lisk (LSK)- 14.754
  • Stato (SNT)- 13.534
  • TRON (TRX)- 12.283
  • Komodo (KMD)- 12.173
  • Skycoin (SKY)- 12.068
  • Ripple (Ripple)- 11.732

Bitcoin ha invece un totale di “soli” 3.269 aggiornamenti negli ultimi 12 mesi.

Ma che cosa si intende per aggiornamento? In realtà, non occorre pensare a un aggiornamento come a un profondo cambiamento del progetto, quanto più semplicemente anche a una semplice variazione più o meno marginale.

In ogni caso, il numero dei cambiamenti dimostra quanto lavoro viene fatto nel progetto dagli sviluppatori per stabilizzare gli aspetti tecnologici.

Fed non convinta su progetto di criptovaluta nazionale

Al recente Fintech Festival di Singapore, la direttrice del Fondo Monetario Internazionale (FMI), Christine Lagarde, ha aperto a una banca centrale per le valute digitali (CBDC), spiegando quali sono i benefici, come l’inclusione finanziaria, la sicurezza e la privacy.

Peraltro, Lagarde ha anche accennato al fatto che le criptovalute come il bitcoin, tra le altre, si contendono l’ambito ruolo di essere valuta di riferimento in un nuovo mondo senza contanti. Con l’aumento esplosivo di bitcoin nel 2017 e la sua continua crescita e sviluppo degli utenti per tutto il 2018, è diventato sempre più chiaro che la criptovaluta sia qui per rimanere sul mercato.

La tecnologia blockchain alla base di bitcoin e il suo utilizzo come valuta ha persino catturato l’interesse di Kevin Warsh, un ex governatore della Federal Reserve statunitense e candidato alla presidenza della Fed. A maggio, Warsh ha detto al New York Times che, se fosse stato presidente, avrebbe esplorato l’idea di una criptovaluta nazionale basata su blockchain, chiamata “Fedcoin“.

Criptovaluta nazionale? Una cattiva idea

Tuttavia, altri membri della Federal Reserve non condividono il suo entusiasmo per la cript-valuta. Negli ultimi 2 anni, i ricercatori della Fed non sono stati convinti dalle criptovalute e da una moneta digitale nazionale.

Due autori di una ricerca Fed, Aleksander Berentsen e Fabian Schar, hanno in particolar modo scritto che le banche centrali potrebbero facilmente creare ed emettere la propria criptovaluta, ma hanno anche dichiarato che “tuttavia, le caratteristiche chiave delle criptovalute sono una bandiera rossa per le banche centrali. Cioè, nessuna banca centrale rispettabile avrebbe un incentivo ad emettere una moneta virtuale anonima. Il rischio reputazionale sarebbe semplicemente troppo alto”.

I due esperti hanno poi spiegato che la creazione di severe norme KYC (know your customer – conosci il tuo cliente) e AML (antiriciclaggio) sono necessarie per impedire ai cartelli della droga, ai terroristi e ad altre entità illegali di abusare della sua libera circolazione.

Tuttavia, anche durante l’implementazione di questi regolamenti, i due hanno affermato che sarebbe stato ipocrita richiedere questo tipo di supervisione da parte delle banche commerciali o al dettaglio se la banca centrale non lo avesse praticato.

Per Bloomberg l’interesse istituzionale nelle criptovalute è molto basso

Anche se Wall Street cresce l’entusiasmo per la possibilità di un Exchange-Traded Fund (ETF) basato su Bitcoin, che potrebbe aprire la strada per investimenti su larga scala più di quanto il panorama attuale possa offrire, gli analisti di Bloomberg contribuiscono a spegnere i fuochi del facile entusiasmo, affermando che il sentimento generale degli investitori istituzionali è comunque quello di un complessivo disinteresse.

In particolare, il media ha riportato i commenti di Gabor Gurbacs, Direttore della Digital Assets Strategy di VanEck, che ha affermato come l’approvazione di un Bitcoin ETF da parte della Securities and Exchange Commission (SEC) degli Stati Uniti possa aprire le porte all’ingresso di “miliardi” di dollari nel mercato delle valute crittografiche.

Tuttavia, sebbene la posizione di Gurbacs sia influenzata dalla possibilità  che la propria società possa divenire la prima istituzione finanziaria approvata ad offrire un ETF BTC, è anche vero che i suoi commenti pubblici riflettono il sentimento generale della popolazione che investe in criptovalute: il mercato è attualmente stagnante, e tutti stanno aspettando l’arrivo di grandi player che possano riaccendere sia il sentimento rialzista che l’interesse degli sviluppatori.

Bloomberg ricorda in tal merito come le grandi istituzioni abbiano attualmente poca voglia di investire in asset digitali, come peraltro confermato sulle proprie pagine da Nikolay Storonsky, ex trader del Credit Suisse Group AG, diventato imprenditore finanziario. La sua startup bancaria con sede a Londra, Revolut Ltd., permette agli utenti al dettaglio di speculare su token come Bitcoin ed Ether e ora ha un valore di mercato di oltre 1 miliardo di dollari.

All’inizio dell’anno il Chief Executive Officer di BlackRock Inc. Larry Fink, aveva affermato in modo simile che l’interesse degli investitori nella criptovaluta sia marcatamente basso, aggiungendo poi di non ritenere che alcun proprio cliente abbia cercato una esposizione nelle criptovalute. In tal senso, un ruolo decisivo dovrà essere svolto dalle banche che, per ora, sono tuttavia non proprio allettate dal seguire questo trend. “A meno che questi grandi investitori istituzionali e i fondi hedge non si muoveranno pesantemente nel mondo della criptovaluta, non credo che le banche si muoveranno in tale direzione, perché cercano semplicemente di fare soldi dai loro clienti. Finora non c’è alcun interesse da parte dei grandi investitori istituzionali” – ha commentato Fink.

Come prova della posizione delle banche, Bloomberg ha fornito l’esempio di Morgan Stanley, pronta ad offrire prodotti legati ai futures Bitcoin nel caso in cui il desiderio dei clienti cominciasse ad emergere. Anche Goldman Sachs e Citigroup sono attualmente posizionati per sviluppare prodotti d’investimento legati al Bitcoin e alla criptovaluta, ma non lo hanno ancora fatto a causa del ritardo di interesse degli investitori.

Blockchain diventa un termine più gettonato di criptovaluta

Non è la vera e propria rivoluzione di cui tutti hanno parlato, ma i dati di ricerca di Google rivelano che le persone stanno finalmente iniziando a mostrare più interesse per la blockchain rispetto alla criptovaluta.

A seguito del massiccio ciclo di hype sorto alla fine dello scorso anno, Google Trends sta infatti suggerendo che il termine ‘blockchain’ sta gradualmente diventando un criterio di ricerca più popolare di criptovaluta.

Ricordiamo che la prima volta che ‘blockchain’ è riuscita a superare (per poco) criptovaluta, è stato nel mese di luglio. Da quel momento, ha attirato costantemente più ricerche della criptovaluta almeno fino a settembre.

Ad ogni modo, Bitcoin continua ad essere il termine appartenente al mondo della “crittografia” di gran lunga più ricercato,  tanto che Google Trends suggerisce che ‘Bitcoin’ è quasi 10 volte più popolare di termini come criptovaluta o blockchain.

Per ricostruzione di cronaca, prima del treno crptovalutario del 2017, i dati mostravano come negli ultimi cinque anni la ricerca dei termini “criptovaluta” e “blockchain” fosse rimasta relativamente vicina in popolarità – con l’eccezione di alcune sfaccettature.

Vale altresì la pena sottolineare che Google Trends mostra solo la popolarità relativa di un termine di ricerca. “I numeri risultanti vengono poi scalati su una scala da 0 a 100 in base alla proporzione di un argomento rispetto a tutte le ricerche su tutti gli argomenti”, spiega Google. In quanto tale, non c’è modo di sapere quali sono i numeri reali per le ricerche su blockchain e sulla criptovaluta.

Ma cosa significa quanto sopra? Secondo alcuni analisti, che il sentimento di interesse che sta riguardando la blockchain (intesa come tecnologia) potrebbe durare più a lungo delle criptovalute come Bitcoin. Sarà vero?

Criptovalute, trading in crescita del 50% nel 2019

Un nuovo studio compiuto sul trading di criptovalute e sulle tendenze del comparto sostiene che le negoziazioni delle valute digitali aumenteranno del 50 percento nel 2019, superando il volume degli scambi di titoli di debito societario negli Stati Uniti.

Lo studio – chiamato Crypto Asset Market Coverage Initiation: Trading & Custody – rivela che il volume degli scambi di criptovalute sta per crescere ulteriormente rispetto alle attuali soglie, e che sta per raggiungere il 10% del volume degli scambi azionari statunitensi. Il documento indica inoltre che il volume complessivo degli scambi crescerà del 50% nel 2019, fornendo un tasso di crescita annuale composto complessivo (CAGR) del 9% fino al 2028. Vale anche la pena notare che il 75% del volume degli scambi di mercato delle criptovalute avviene nei primi 20 exchange.

Detto ciò, il documento mostra anche che Bitcoin (BTC) è la valuta di riserva de facto per tutte le criptovalute, fungendo da coppia di base per circa un terzo dell’intero volume di scambi globali. Tether (USDT) occupa il secondo posto con il 22% mentre ETH rimane al 12%.

I risultati sono in qualche modo attesi, valutato che Bitcoin è il leader di mercato predominante, rappresentando oltre il 52% dell’intera capitalizzazione di tutte le criptovalute, secondo i dati di CoinMarketCap. Nonostante il fatto che i nuovi altcoin stiano spuntando costantemente, il dominio di Bitcoin continua ad aumentare, ed è interessante notare che alcuni analisti suggeriscono che questo non solo mostra la sua forza, ma è anche un segno storico del consolidamento del prezzo.

Dovresti accettare pagamenti in criptovaluta?

La tua attività ha già aggiunto PayPal, Square o Apple Pay alle opzioni di pagamento? Allora dovresti anche pensare se valga o meno la pena aggiungere la possibilità di accettare la criptovaluta come mezzo di pagamento. Anche se, in fin dei conti, si tratta di un ragionamento un po’ diverso.

Piuttosto, decidere di accettare le criptovalute come strumento di pagamento sembra più vicino alla decisione di accettare valute estere, piuttosto che aggiungere un ulteriore canale di pagamento. Ci sono infatti alcuni vantaggi significativi dietro l’accettazione delle criptovalute, e qualche inconveniente. Ma quali?

La tua azienda dovrebbe accettare la criptovaluta?

Secondo Michael Foster, co-creatore di localethereum – un mercato eterogeneo decentralizzato che consente scambi peer-to-peer – “la crittografia consente transazioni quasi istantanee, economiche e senza confini. Ciò consente ai clienti di tutto il mondo – anche quelli che non hanno accesso alle banche tradizionali, ma con accesso a Internet – di acquistare i servizi o i prodotti della tua azienda”. Dibu Paul, di Alchetron, l’enciclopedia sociale gratuita, osserva che questo è un grande cambiamento. “Soprattutto per gli ingenti importi di pagamento, che storicamente hanno richiesto più tempo di elaborazione, oggi le transazioni criptate possono avvenire in maniera quasi istantanea”.

Inoltre, le criptovalute non sono vincolate al tasso di cambio di un determinato paese: piuttosto, sono universalmente riconosciute, il che le rende più interessanti per molte aziende, e in particolare, per le società internazionali di e-commerce.

Paul nota anche un altro vantaggio tipico delle criptovalute: rendere facile per molte persone autenticare il proprio acquisto, valutato che tutto va a finire in un libro mastro pubblico, che può essere considerato fonte di grande attendibilità e affidabilità. Questo rende le criptovalute un buon mezzo per alcune iniziative, come il crowdsourcing, ma anche per quelle aziende che potrebbero fronteggiare grandi rischi nei pagamenti.

Benefici transazionali a parte, Josh Reif di Reif Ventures, aggiunge che “accettare la criptovaluta può aiutarti ad attirare una popolazione più giovane di persone che preferiscono la semplicità e l’anonimità delle transazioni crittografiche”. Carmen Mastropierro, proprietaria di tre riviste digitali e di un sito web che ha già accettato la criptovaluta per le transazioni commerciali, concorda: “Credo che accettare la criptovaluta come un pagamento sia saggio per molte aziende. L’offerta di diverse opzioni di pagamento è sempre stata collegata a tassi di conversione più elevati. Inoltre, alcuni clienti si sentono più sicuri a pagare con crittografia rispetto a PayPal o carte di credito”.

Alexander Winston, Managing Director di PPC Limited, aggiunge: “Penso che sia importante essere sempre aperti alle nuove tecnologie. Se un cliente vuole pagarti in criptografia, perché dovresti rifiutarli? Inizialmente, accettavamo pagamenti in dollari solo tramite processori come Stripe e PayPal. Ma con l’enorme aumento del numero di criptovalute disponibili negli ultimi anni, abbiamo avuto parecchi clienti che ci hanno richiesto proprio di pagare in criptovalute”.

Quali sono i rischi associati all’accettazione della criptovaluta?

Foster dice che ci sono tre rischi principali di accettare la crittografia: (1) non sai come mantenere la tua criptovaluta al sicuro, con la conseguenza che l’azienda potrebbe crescere la propria avversione al rischio; (2) le criptovalute sono altamente volatili: basta guardare la tabella dei prezzi di Bitcoin quest’anno; (3) i regimi normativi e fiscali sono confusi e tutto dipende da dove si trova la tua attività.

Matthew May, fondatore di Acuity, aggiunge che “altri rischi includono commissioni di transazione, problemi di liquidità e rischi di controparte associati all’uso di exchange crittografici, che fungono da processori per le aziende che non accettano direttamente la crittografia. Gli exchange ti consentono di convertire la crittografia in “fiat”, ma lasciare i soldi negli exchange lascia le monete crittografiche vulnerabili ai furti”.

Come potrebbe la tua azienda accettare la criptovaluta?

Se i pro superano gli svantaggi per la tua attività e vuoi aggiungere le criptovalute alle tue offerte di pagamento, come inizi?

Antonio Madeira di CryptoCompare spiega come si verificano le transazioni criptate. Per accettare la crittografia come forma di offerta per prodotti o servizi, la tua azienda ha innanzitutto bisogno di un “portafoglio” digitale mobile, un wallet o una macchina Point of Sale (PoS). Mentre i due processi sono essenzialmente gli stessi, disporre di apparecchiature specifiche e software e supporto di accompagnamento consente un’esperienza più fluida per i clienti e la tua azienda. Un codice QR potrà ad esempio essere generato per quel determinato importo di transato, che dovrà essere poi scansionato dal cliente per pagare e completare la transazione.

Madeira continua: “Per accettare la crittografia tramite il tuo sito web aziendale, registrati con un servizio come Bitpay o Coinbase, che dispone di plug-in che devi semplicemente installare nel tuo sistema di riferimento. Questi gateway si integrano con le principali piattaforme di e-commerce”.

“Accettare la crittografia può essere un grande vantaggio per un’azienda. Per la nostra nuova attività, aggiungerli è stato semplice come aggiungere e configurare un plug-in WordPress”, spiega Jacob Murphy di GPS Tracking Made Easy.

Criptovalute, sempre più utenti web sembrano interessati all’acquisto

Nonostante la raffica di cattive notizie che hanno colpito le criptovalute nelle ultime settimane, un recente sondaggio curato da SharePost rivela che i consumatori e gli investitori rimangono piuttosto ottimisti sul settore, e che – in effetti – sempre più di loro stanno prendendo in considerazione l’idea di acquistare almeno una valuta digitale entro i prossimi 12 mesi. Inoltre, secondo il sondaggio, l’implementazione di progetti riguardanti la tecnologia blockchain dovrebbe continuare a crescere di buon ritmo.

Insomma, nonostante il panorama delle criptovalute non sia probabilmente il più roseo da mesi a questa parte, gli investitori al dettaglio non hanno perso la speranza e, anzi, confermano la loro fiducia nel settore della crittografia, come dimostrato dai risultati del sondaggio condotto lo scorso 5 settembre.

Anche se i prezzi della criptovaluta hanno oscillato vistosamente durante gli ultimi mesi, e spesso in chiave negativa, il 59% degli investitori e il 72% dei consumatori ritiene di voler avviare o aumentare le proprie partecipazioni criptovalutarie nei prossimi 12 mesi. La maggior parte degli intervistati prevede che le valutazioni criptovalute aumenteranno nei prossimi 12 mesi, ma gli investitori sono stati un po’ meno rialzisti rispetto al precedente sondaggio, con il 57 percento degli investitori e il 66 percento dei consumatori che prevedono uno sviluppo delle valutazioni criptografiche nel prossimo anno.

Per quanto riguarda i singoli asset, per il momento è Bitcoin a rimanere il re delle criptovalute. Secondo il sondaggio, Bitcoin è infatti il preferito del maggior numero di intervistati, seguito da Ethereum, Ripple e Litecoin. Interessante è notare come oltre il 70% degli investitori ritiene che Ethereum sarà la valuta di maggior successo, contro un 78% dei consumatori che invece punta su Bitcoin.

Lo studio conclude inoltre che anche i consumatori e gli investitori mantengono una prospettiva rialzista per la tecnologia blockchain. Nello specifico, il 32% degli investitori e il 49% dei consumatori dicono che i datori di lavoro stanno pianificando di lanciare blockchain nel prossimo futuro, e la maggior parte degli intervistati ritiene che la diffusione di massa della blockchain si verificherà molto probabilmente nei servizi finanziari, principalmente nelle transazioni che implicano pagamenti e trasferimenti di denaro:

Per i rispondenti, infine, la volatilità dei prezzi e la sicurezza rimangono le preoccupazioni principali. Inoltre, l’indagine evidenzia che la mancanza di istruzione sulla tecnologia blockchain, aggravata dalla mancanza di casi d’uso, ostacola un tasso più elevato di adozione. Di contro, i consumatori e gli investitori sono ora più consapevoli delle criptovalute, tanto che lo studio afferma come oltre il 95% dei consumatori e il 100% degli investitori sono a conoscenza di cosa sono gli asset criptografici.

 

Nuovo sondaggio su Bitcoin fornisce risultati incoraggianti

Bitcoin? Secondo un sondaggio realizzato da un team di ricercatori per conto dell’exchange Coinbase, potrebbe dare ancora tante soddisfazioni.

L’analisi condotta negli USA ha infatti rilevato che il 18% degli studenti intervistati possiede bitcoin o qualche altra criptovaluta, il doppio della percentuale della popolazione generale, suggerendo così che la diffusione dei bitcoin e la loro relativa adozione potrebbero essere prsto in aumento.

Gli studenti sono infatti spesso valutati come anticipatori dei cambiamenti culturali e tecnologici. L’esempio più celebre è quello di Facebook, ora il più grande social network al mondo, ma inizialmente aperto solo agli studenti, prima di ottenere un’adozione di massa in tutto il mondo e, oggi, soprattutto nelle generazioni più anziane.

Tornando al sondaggio, tra tutti gli studenti intervistati il 17% ha dichiarato di ritenere che la loro conoscenza della criptovaluta e della blockchain sia molto buona, rispetto a solo il 9% della popolazione generale intervistata.

Ad ogni modo, guai a vedere il quadro in maniera troppo positiva. Il sondaggio giunge infatti dopo un esplicito un avvertimento dell’amministratore delegato di Coinbase all’inizio del mese di agosto, che spegnendo un po’ i fuochi dei facili entusiasmi ha suggerito che l’adozione di bitcoin per scopi di pagamento commerciali potrebbe richiedere “un bel po’ di tempo”.

Ancora prima – a conferma della varietà del quadro – un documento dei ricercatori dell’Imperial College di Londra, sosteneva che le valute digitali fossero prossime ad essere adottate in maniera massiva. Secondo lo studio, bitcoin e altre criptovalute diventeranno mainstream come strumenti per pagare beni e servizi entro il prossimo decennio, considerato anche che molti degli studenti intervistati da Coinbase entreranno nel mondo del lavoro.

Nel frattempo, un quarto degli intervistati da Coinbase ha dichiarato che avrebbe sicuramente preso in considerazione l’idea di frequentare un corso su criptovaluta o su blockchain. E, come intuibile, le università si stanno affrettando a soddisfare questa richiesta.